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lunedì 21 marzo 2016

A mille ce n'è

Difficile resistere alla tentazione di evocare caso, fato, destino, nel romanzo di Cinzia Bigliosi,  per indicare il misterioso percorso della vita che porta due donne a incontrarsi-scontrarsi in un "incidente", facendo deflagrare il loro senso di maternità: desiderato e frustrato per l'una, realizzato e risolto drammaticamente per l'altra.
Una donna è Irma, architetto paesaggista, con il cuore e la mente piena di entusiasmo e promesse per il suo lavoro e la sua vita affettiva. L'altra è mamma di una bambina, bella come una bambola, insieme canticchiano A mille ce n'è e preparano una torta in una situazione da dipingersi e racchiudere in un quadretto, cane compreso.
Il titolo del libro prelude a una narrazione fiabesca, ma questa storia non è una fiaba, niente di più lontano dalla parabola di prove, con  tensione crescente, che si scioglie in un lieto fine. Qui è la realtà dei sentimenti, nella loro lacerante tristezza. La fotografia di un attimo nella vita di due donne, due coppie, due case, come potrebbero essere altre mille, quando le certezze perdono consistenza e prendono il sopravvento i fantasmi dei desideri, mentre la ragione viene obnubilata dal senso di colpa. Qui, attraverso svelamenti successivi, si scopre che nulla è come appare: l'inizio è la fine, la bambola non è tale, la canzone non è felice come sembra, l'incidente non provoca la morte e la morte non è un sogno.

A mille ce n'è, Cinzia Bigliosi, L'Iguana editrice 2015.

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