Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

lunedì 20 giugno 2016

Non smetto di avere freddo

Una storia di "se" e di freddo. Un freddo che abita prima il cuore, poi l'orfanotrofio, poi il carcere e prosegue tutta la vita, mai placato da maglioni anche pesanti.
Orfanatrofio e suore, una bambina bella e buona, Dorina, e una brutta e cattiva, Angela.
Dorina ha un sogno, riappropriarsi della sua vita, contemplando sia l'amore che la realizzazione professionale: aprire un ristorante tutto suo, perché la passione per la cucina è cominciata assistendo suor Ermelinda nella preparazione delle sue "ricette speciali". Intanto, per contribuire al bilancio familiare, prepara i pasti per le detenute di un carcere. In un angolo della sua mente, è rimosso il suo passato, ma affiora con prepotenza quando rivede Angela e si ristabilisce il rapporto di amicizia e potere che le aveva unite nell'infanzia. Gli altri, marito, amiche, colleghe, non possono capire l'urgenza di una richiesta d'aiuto che ricorda l'asprezza dei geloni, delle punizioni e delle lacrime infantili.
Concepito con una narrazione ritmata dai salti temporali e dal racconto in prima e terza persona, il romanzo di Emilia Bersabea Cirillo presenta quarantotto capitoli contrassegnati da un titolo, non genericamente da un numero e questi, letti in sequenza, bastano ad alimentare la curiosità, il resto lo induce la prosa, talvolta cruda ma sincera, anche delicata e struggente.
Un romanzo che tocca nervi scoperti, disturbante, inchioda il pensiero su temi quali l'adozione, la chiusura delle fabbriche, l'emigrazione, l'impegno sindacale, Tuttavia, l'analisi puntuale delle situazioni non teme la contaminazione delle chiacchiere superficiali, si può accostarlo con semplicità per farsi toccare dalla sua grazia.

Non smetto di avere freddo, Emilia Bersabea Cirillo, L'Iguana editrice 2016.