Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

sabato 4 novembre 2017

E Oltre




Il regalo di un amico, un bozzetto scelto dalla sua collezione, raffigurante una donna  «seduta con le mani incrociate sul grembo, alla Cézanne» fa compagnia a Patrizia Castagnoli per anni e infine scatena la sua fantasia sulla mano che l’ha tratteggiato. Così comincia la sua lunga ricerca sulla vita e le opere di Ernesta Oltremonti e, da subito, emerge la presenza della pittrice a quattro Biennali veneziane, tra il 1924 e il 1930 e poi a tre Quadriennali romane, dal 1931 al 1939. Nata  a Venezia nel 1901 e morta a Roma nel 1982 in circostanze che attirarono l’attenzione della cronaca, secondo cui avrebbe aiutato la sorella a morire, l’autrice trova innumerevoli difficoltà nel ricostruire l’educazione e formazione della pittrice. Prova  ripercorrendo i luoghi in cui abitò,  Venezia, Firenze, Roma e Parigi. Dai suoi vagabondaggi novecenteschi a Parigi, nel clima artistico degli anni Venti , proviene una fotografia legata a un articolo dove si parla di lei, datato 14 gennaio 1930, dal titolo Tra gli stranieri a Parigi e come sottotitolo M.lle E. Oltremonti artista pittrice. In esso  è sottolineata la capacità costruttiva delle sue opere, l’eleganza del disegno e i colori dei paesaggi, «un tratto vigoroso poco comune in una donna, ha una visione chiara e sincera. Un disegno solido fissa le masse architettoniche e la poesia canta la gioia di dipingere di questa artista italiana». Una traccia importante pare essere il suo rapporto con il pittore Emilio Notte, del cui legame Castagnoli dice «sia stato per la pittrice la storia di un connubio artistico e probabilmente, dopo l’arte, la passione più travolgente».
 A ritroso nel tempo, per inseguire rari segni, o potremmo dire, sfumature, della pittrice, il percorso di Castagnoli si  inceppa e progredisce tra mille dubbi e congetture.  Ernesta si trasferì da Venezia per sottrarsi alle malelingue perché la città non le aveva mai perdonato la relazione con Emilio Notte, suo maestro e uomo sposato? Fu questo il motivo per cui venne osteggiata nell’ambiente artistico? Abitò a Parigi in rue de la Grande Chaumière 15, dove si trovava anche Gauguin, al numero 8, e Modigliani vi aveva il suo atelier, nella stessa strada esisteva già dal 1902 l’Académie de la Frande Chaumière, frequentata da molte artiste straniere, tra cui Tamara de Lempicka. Come mai Ernesta abitava proprio in quella via, era forse allieva o insegnante dell’accademia? E la casa di via Verdi 100, a Roma, fu scelta per la somiglianza con quella veneziana di Calle Vitturi, dove nacque? E ancora, quanto le apparteneva il titolo nobiliare di contessina con cui talvolta viene indicata? Il racconto della nostra autrice è una sorta di cronaca diaristica, tra lettere, indirizzi di vecchie case dove gli occupanti non ricordano chi li abbia preceduti e poi testimonianze degli allievi e delle allieve.  A un certo punto, infatti, Ernesta Oltremonti sembra rinunciare alla pittura, attorno agli anni Quaranta, e dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e non sono chiari i motivi per cui compì  tale scelta anche se pare verosimile la necessità di provvedere al sostentamento della famiglia.
Castagnoli scrive decine di mail e lettere, si reca personalmente nei luoghi visitati dalla pittrice, non si rassegna né scoraggia davanti alle dimenticanze delle persone interpellate e accenna, senza sollevare troppi dubbi, alle ultime persone che l’accudirono e poi entrarono in possesso dei suoi averi. La sua sembra essere una condivisione empatica, con l’ipotetico lettore o lettrice, della vita segnata dall’arte, dal talento e dal desiderio di smarcarsi da un destino femminile prefissato, quale fu quella della pittrice. Ci spiega che le opere di Ernesta Oltremonti «appaiono immediatamente comprensibili, ma un attimo dopo ti accorgi che non c’è nulla di scontato, esiste una regia nel disegno compositivo che crea l’intima armonia di un’immagine mentale». E per la sua Adamo ed Eva «Di buffo non c’è proprio niente nel dipinto, anzi direi che l’artificio del manichino trasformato in forme umane è perturbante nella sua epidermica metamorfosi». Una pittrice in cui si avverte la lezione di Cézanne e la «luminosità lagunare» e si colgono «equilibri formativi di piani molto calcolati, proporzioni che cercano l’armonia nell’essenza degli oggetti».
E. Oltre, il titolo del libro di Catagnoli, è anche la firma di Ernesta Oltremonti, come appare in molte sue opere e come si ritrova anche nei registri della scuola romana dove insegnò. Forse una cifra della sua vita, una misura oltre le convenzioni, oltre i condizionamenti culturali e artistici, per restare «fedele solo a se stessa, alla sua dignità».



E Oltre. Sulle tracce di Ernesta Oltremonti, Patrizia Castagnoli, Luciana Tufani Editrice, 2016.