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lunedì 4 gennaio 2016

Scrittrice o scrittore?

"Scrittrici, molto più faticosamente che scrittori, non si nasce, si diventa".
Nel suo nuovo saggio Daria Martelli, adottando una rigorosa ottica di genere, con svariati  e intriganti esempi, ci permette di entrare nell'officina delle scrittrici del passato, quando le donne, per accreditarsi nella società letteraria, dovevano adottare pseudonimi maschili. Ai giorni nostri il termine scrittrice non comporta più un'automatica diminutio, ma bisogna ancora fare i conti con l'uso sessista del linguaggio, avverte l'autrice, perché "sono le parole che stabiliscono l'ordine simbolico e poiché la disparità dei generi è stata per millenni simbolica, simbolica deve essere anche la parità".
Infatti il volume, introdotto dalla prefazione di Gabriella Imperatori, si pone come ideale proseguimento del precedente Le parole di ieri sulla donna. Una ricerca di genere sulle nostre radici culturali (Cleup, 2012)* perché anche qui viene posto l'accento sull' importanza del linguaggio, che veicola stereotipi e chiusure. 
Scrivere è attività misteriosa e sfuggente, come il pensiero creativo che la sostiene, ma quali sono le condizioni che favoriscono la creatività letteraria? Martelli sostiene che essa non sia una dote certa, piuttosto "uno stato sempre labile e incerto, che conosce momenti di grazia e di crisi" e sottolinea, usando la stupenda metafora di Virginia Woolf, che le donne, per scrivere,  hanno bisogno di "una stanza tutta per sé". A significare non tanto e non solo un locale in cui appartarsi, senza essere interrotte o distratte, ma anche il tempo necessario alla creazione e il rispetto che si riesce a ottenere dagli altri per le proprie esigenze intellettuali e spirituali.

Scrittrice o scrittore? Una ricerca di genere sulla creatività letteraria, Daria Martelli, Cleup, 2015.

*(si rimanda al post Scarpe rosse del 25 novembre 2013)

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